Telelavoro: l'Università Bocconi di Milano studia il modello Trentino

L'Università Bocconi di Milano ha iniziato in questi giorni ad analizzare il progetto «TelePat», per presentarlo come best practice italiana all'interno del progetto di ricerca LIPSE finanziato dall'Unione Europea sull'innovazione sociale nel settore pubblico.

Con il progetto TelePat la Provincia autonoma di Trento si è posta un duplice obiettivo: contenere e razionalizzare la spesa pubblica e conciliare tempi di lavoro e di vita dei dipendenti attraverso il telelavoro; da qui il riconoscimento con l'assegnazione del premio «Smart Working Awards 2014».
Il progetto provinciale è infatti risultato un esempio a livello nazionale e internazionale che anche nella pubblica amministrazione si può fare innovazione organizzativa, garantendo più benessere alle persone e riuscendo nel contempo a mantenere un buon livello di servizi e di sostenibilità ambientale. In questo processo l'Agenzia per la famiglia ha dato un notevole impulso.
Il progetto finanziato nell’ambito del Settimo Programma Quadro dell’Unione Europea coinvolge 12 Università in 11 Paesi europei ed è suddiviso in sette Work-Packages (WPs), focalizzati su tematiche specifiche. L’Università Bocconi è il partner leader del Work-Package 5, che analizza nel dettaglio le determinanti e le barriere alla diffusione dell’innovazione.
In particolare l’analisi del WP 5 si concentra su due innovazioni tecnologiche: l’e-procurement e il telelavoro.
Sono coinvolti, oltre all’Italia, altri cinque Paesi europei (Francia, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia e Spagna).

Quattro gli assi strategici ai quali ha puntato il progetto:

- risparmio economico: azzeramento dello straordinario, riduzione della spese per il servizio alternativo di mensa, minori costi di missione, razionalizzazione degli spazi, formazione e risparmio informatico;
- la valorizzazione della conciliazione: riduzione dei tempi e dei costi degli spostamenti, migliore armonizzazione tra vita lavorativa e familiare, riduzione del ricorso ai congedi, riduzione malattia breve;
- l'investimento in ICT: sviluppo e-works ed e-phone, sviluppo nuove competenze informatiche e tecnologiche, reti sul territorio e fibra ottica;
- la valorizzazione/miglioramento del territorio e dell'ambiente: riduzione dell'inquinamento atmosferico, miglioramento della viabilità, riduzione dell'affollamento sui mezzi pubblici nelle ore di punta, promozione del benessere individuale e sociale, nascita di sinergie territoriali, partecipazione alla comunità.

Il telelavoro è ormai diffusamente riconosciuto come un modo per contrastare l'inquinamento: secondo alcune stime, grazie al telelavoro nel 2013 sono stati oltre 20.000 i km «non percorsi», più di 130.000 kg le emissioni evitate pari a 570 alberi equivalenti